2022-2032. Pensare una città significa avere ben chiaro ora quale sarà il suo volto tra 10 anni. Pianifichiamo, quindi, oggi gli interventi per avere
nel 2032 una città sicura, competitiva, efficiente, sostenibile ed inclusiva.

Ultime News

Progetto Città Efficiente

L’Amministrazione comunale di Parma è la più importante “Azienda” del nostro territorio. Lavoreremo per rendere la Pubblica Amministrazione la migliore alleata di cittadini e imprese, facendola diventare efficiente nel soddisfare rapidamente il bisogno dei cittadini in termini qualitativi e quantitativi. Bisogna quindi, renderla:

  1. Leggera:nell’organizzazione, per velocizzare l’iter delle procedure;
  2. Snella: applicando il principio “once only”(solo una volta), secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza o già in loro possesso;
  3. Flessibile per adattarsi rapidamente ai mutamenti ed alle nuove esigenze della comunità.

 

Soprattutto, questa Pandemia ci ha ribadito la necessità di rispondere in modo rapido ed efficace ai repentini mutamenti dei bisogni della nostra società. Per vincere questa sfida, ogni servizio urbano verrà sottoposto a monitoraggio, verifica e controllo della performance, e sarà dotato di un sistema di monitoring dei dati raccolti, elaborati e organizzati su una piattaforma digitale, con la possibilità di verificare da subito se le misure messe in atto per soddisfare il bisogno pubblico sono sufficienti, oppure se è necessario agire tempestivamente nelle aree specifiche dove queste misure non dessero i risultati aspettati.

 

Per individuare precocemente i rischi, gestire in maniera dinamica le risorse e coordinare il più possibile i servizi pubblici è fondamentale lo sviluppo di tecnologie e di soluzioni digitali che consentano di essere molto più preparati e reattivi nell’affrontare le nuove crisi di ogni tipo.
La gestione efficace delle situazioni di crisi permetterà ai cittadini di vivere serenamente in un’ambiente in cui persone, beni e infrastrutture vengono monitorati e tutelati secondo nuovi paradigmi

 

Tutto questo può avvenire se si valorizzano le risorse interne a partire dal riconoscimento delle competenze, applicando il metodo della meritocrazia.

 

Inoltre, l’emergenza pandemica impone una radicale revisione del rapporto Pubblica Amministrazione\Cittadini, in cui, finalmente, la prima riconosca i secondi come portatori del diritto nel partecipare alle decisioni e non invece come soggetti che le decisioni le devono semplicemente subire.

Questo deve valere anche nella logica del processo di tassazione, non più da considerare in termini di risorsa economica per la pubblica amministrazione, ma come contributo dei cittadini al mantenimento di servizi efficienti e di qualità.

LA CITTà IDENTITARIA

I lockdown e le restrizioni hanno avuto e stanno avendo un impatto fortemente negativo sulla nostra socialità.

 

Questo isolamento forzato ha spezzato quella catena di rapporti sociali e umani che sono alla base dei principi di solidarietà e convivenza di una comunità. Dobbiamo, quindi, fare un grande sforzo per recuperare tra i cittadini il pieno senso di appartenenza alla comunità.

 

Questo è possibile attraverso un grande rilancio della nostra identità territoriale, che racchiude quell’insieme di valori e principi etici, storici, morali e culturali che la popolazione di un determinato territorio trasmette alle generazioni future come il più importante dei patrimoni e che la rende unica rispetto alle altre, rinsaldando i rapporti di solidarietà, fiducia e collaborazione tra i memebri della comunità, legandoli ad un comune destino di benessere e sviluppo.

Progetto “I Quartieri della Città”

I grandi cambiamenti globali e l’incognita che ci riserva il futuro post-pandemico ci impongono di rivedere il modello di riorganizzazione del tessuto urbano, rendendolo in grado di adattarsi a questi importanti e pesanti mutamenti.

 

E’ necessario ripensare ad una città delle funzioni di eccellenza in grado di rispettare la tradizionale vocazione delle sue diverse aree, evitando di stravolgerle in nome di confusi e disarticolati obiettivi fini a se stessi.
Un modello di redistribuzione dello spazio urbano in cui in ogni quartiere, oltre ad una “polifunzionalità di vicinato” che riduce gli spostamenti quotidiani, si esaltino talune tradizionali funzionalità di eccellenza ad alta attrattività urbana ed extraurbana per determinate aree della città.

 

Una riorganizzazione strategica capace di ritornare alla dimensione locale del negozio “sotto casa”, dei servizi a portata di mano, delle aree verdi e degli spazi pubblici di incontro. Un rilancio delle vie di quartiere che induca alla condivisione fra vicini, alle attività di volontariato e alle esperienze di controllo sociale, attraverso l’incentivazione della vitalità locale, rivalutando il tempo e lo spazio riservati alla socializzazione e alla partecipazione dei cittadini. Tutto questo garantendo anche il rilancio della vocazione di polo di attrazione urbano ed extraurbano per talune aree della città.

 

Quello che serve, allora, è avere un approccio, per così dire, di tipo strabico, in cui dare certamente valore e opportunità alle comunità locali di quartiere, ma avendo come obiettivo unitario l’efficienza dell’intero tessuto urbano.

Progetto "Città sicura"

Compito dell’amministrazione comunale è garantire la sicurezza urbana, il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati.

 

Nella pianificazione della sicurezza urbana è necessario partire dalle seguenti considerazioni:

  1. Il grado di sicurezza di un luogo dipende in modo considerevole da quanto i cittadini lo considerano proprio e sviluppano un senso di appartenenza e di identificazione; questo concetto viene generalmente definito come “territorialità”. Fondamentale, in questo senso, è il saper coinvolgere residenti e fruitori nei processi di progettazione e gestione degli spazi al fine di generare un vero sentimento di appartenenza ai luoghi stessi.
  2. Qualsiasi proposta deve tenere conto delle reti di relazioni sociali esistenti, generate da scuole, associazioni, attività sportive e luoghi di incontro informali (bar, piazzette, parchi giochi, ecc.)
  3. Gli interventi dovono corrispondere alle esigenze individuate ed alle richieste della popolazione locale. E’ necessario, quindi, individuare un processo decisionale che coinvolga i residenti.
  4. Poiché ogni intervento nell’ambiente urbano ha un impatto fisico e sociale sugli immediati dintorni, è dunque necessario intraprendere azioni specifiche per mitigare l’impatto dei cambiamenti
  5. Una buona accessibilità ed una rete viaria capillare sono essenziali per favorire i flussi di movimento che producono vitalità, sorveglianza spontanea e dunque maggiore sicurezza nelle città. E’ necessario considerare i suoi collegamenti con le funzioni esistenti in città: posti di lavoro, servizi, commercio, attrezzature per il tempo libero. Bisogna anche tenere conto che l’isolamento crea difficoltà d’intervento nelle emergenze.
  6. Deve essere evitato l’ approccio che crea quartieri con strade e spazi pubblici inutilizzati in alcuni momenti della giornata o in alcuni giorni della settimana, riducendo in questo modo il controllo spontaneo. Le zone ad “uso misto” evitano questo inconveniente, valutando se l’insieme delle attività previste garantisce una convivenza buona e duratura.
  7. E’ essenziale attuare una pianificazione abitativa, scolastica, sociale e commerciale adeguata, al fine di evitare i costi sociali immediati e futuri dovuti alla segregazione urbana.
  8. Devono essere progettate infrastrutture integrate nel contesto, in modo che possano diventare occasioni per ricucire un tessuto urbano o per svilupparne uno nuovo Infatti gli spazi residuali deserti portano ad una diminuzione del controllo spontaneo e diventano di solito luoghi che attraggono attività illegali e comportamenti antisociali.
  9. Il disagio giovanile, oltre a rappresentare potenziali problemi di ordine pubblico, mette in luce la necessità di un sostegno alle famiglie nel loro ruolo educativo. Serve una sinergia con tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo del pubblico, del privato sociale e del privato in generale e che possono contribuire alla realizzazione degli obiettivi condivisi che gli stessi si danno.
  10. Fondamentale è il presidio del territorio, con politiche ed azioni dei soggetti pubblici, privati e dell’associazionismo operanti in campo sociale, in materia di sicurezza urbana e della persona, per la riduzione e prevenzione dei fenomeni di illegalità e inciviltà diffusa, integrate e coordinate con le azioni degli enti istituzionali.

Progetto "Città inclusiva"

Occuparsi di inclusione vuol dire creare un ambiente più confortevole per la vita delle persone, in cui il maggior numero di esse possa partecipare attivamente alla vita sociale, sentirsi protetta, accedere a luoghi, attività e servizi.

 

Come trasformare gli spazi urbani per migliorare la qualità della vita di tutti, favorire la sostenibilità e la resilienza dell’ambiente urbano? Progettare città accessibili a tutti significa sapersi confrontare con questioni di natura multidisciplinare, attinenti all’architettura, all’urbanistica, al sociale, all’immigrazione, alla disabilità, alla sanità, alla cultura, all’economia, ecc.

 

Obiettivo è mettere a sistema le numerose questioni relative al tema degli spazi pubblici e dell’inclusione, andando a definire un approccio progettuale finalizzato alla redazione di un masterplan per l’accessibilità urbana.
Si lavorerà al progetto dello spazio pubblico per valorizzare l’ambiente, la cultura, l’eredità storico-architettonica, il turismo, gli ambiti della quotidianità e la continua evoluzione degli spazi e della società che li abita.

Progetto "Città Proattiva"

Creare una rete di servizi capaci di anticipare il disagio per mantenere il livello essenziale di benessere e, se possibile, migliorarlo.
Gli obiettivi da raggiungere saranno:

  • Rafforzare l’autosufficienza della persona in modo da prevenire il formarsi del bisogno nelle fasi successive della vita
  • Avere la capacità di offrire continuamente opportunità a cui corrispondono, o dovrebbero corrispondere, responsabilità della persona destinataria
  • Sapere coniugare le caratteristiche dell’universalità con quelle della personalizzazione e della selezione dell’intervento, perché i bisogni non si presentano in modo uguale in tutte le persone
  • Affrontare i bisogni non più in modo frammentario con azioni segmentate, ma in modo unitario, intervenendo sulla stessa antropologia della persona.

    In questo contesto, in cui il benessere individuale diviene un bene comune, le parole chiave diventano:
  • Libertà di scelta: Il cittadino evidenzierà la sua libertà di scelta, quindi, in un ampio panorama di offerta di servizi gestiti sia dal pubblico che dal privato o, meglio ancora, in una sinergia di entrambi.
  • Responsabilità: inscindibilità dei diritti e dei doveri. Ogni persona ha diritto di vivere in una società che ne tuteli il benessere, ma ha il dovere di rendersi responsabile in questo processo. Una responsabilità che può e deve essere assunta anche dal sistema produttivo, in quanto un forte impegno in politiche sociali attive in coerenza con i principi di sussidiarietà diviene opzione strategica per perseguire migliori performance aziendali.
  • Famiglia: nucleo primario di qualunque welfare, in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perché sistema di relazione in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli ed innovazioni.

Progetto "Città Educante"

La città educante ha l’obiettivo di dare visibilità e centralità all’infanzia e all’adolescenza, restituendo dignità, protagonismi, responsabilità e diritti alle persone, rimettendole al centro dell’interesse pubblico. A tal fine servono programmi educativi, capaci di superare l’impianto assistenzialistico, ridurre la conflittualità sociale e contenere il disagio in un’ottica di sviluppo, di emancipazione e di autonomia.

 

Fondamentale per creare e sviluppare una città educante, è l’intervento sociale dell’amministrazione sul territorio, nel quale assume il ruolo di regista e coordinatore super partes per il raggiungimento degli obiettivi.
Una città educante si avvale della sinergia con tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo.

  • Costruire alleanze sia tra i soggetti del terzo settore che tra le realtà del privato sociale;
  • Condividere strumenti, modalità organizzative e pratiche di lavoro
  • individuare comuni prospettive di senso e di cambiamento.

 

Questo permetterà di costruire coalizioni in grado di trasformare i contesti educativi territoriali in comunità educanti grazie al coinvolgimento e la partecipazione di tutti i soggetti del pubblico e del privato che possano contribuire alla realizzazione degli obiettivi condivisi che gli stessi si danno: famiglie, scuole, istituzioni, forze dell’ordine, fondazioni, associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, onlus, parrocchie, società sportive, centri di ricerca, università.


Una collaborazione sia in verticale che in orizzontale ed un senso di partecipazione che deve essere capace di indirizzarsi all’infanzia, all’adolescenza e alle famiglie, considerandoli come protagonisti e attori delle iniziative programmate e attivate, non solo utenti dei servizi.

Progetto "Città Competitiva"

Impegnarsi nel recupero e nel rilancio dell’identità territoriale significa investire non solo sull’eccellenza, ma anche e soprattutto sull’unicità. Produrre un determinato bene in modo eccellente significa fare meglio una cosa che però anche altri sanno fare; produrre un bene in modo unico, significa essere i soli in grado di farlo, siano questi beni di tipo produttivo, economico, commerciale o turistico.

Queste eccellenze o unicità hanno bisogno, però, di una massa critica di utenti sufficiente per essere sostenibili e questo comporta che debbano essere facilmente e velocemente accessibili. Per un territorio che voglia essere realmente competitivo serve quindi che la mobilità torni ad essere non il fine, ma il mezzo con il quale garantire l’accessibilità necessaria, misurabile non tanto in termini di distanza, ma di tempo.

 

Il piano di mobilità urbana dovrà sapere declinare il termine di “sostenibilità” in quello di “equilibrio tra sostenibilità ambientale, sociale, economica e residenziale”.


Esso, quindi, dovrà essere funzionale ad un progetto ben più ampio di accessibilità da e per la nostra città che inevitabilmente passi da sinergie con altri territori affini a noi non solo per storia, geografia e cultura, ma soprattutto con i quali esistono e\o vanno realizzati comuni assi di grande mobilità funzionali a condivisi obiettivi di sviluppo strategico di area vasta.

Progetto "Città Circolare"

Il forte investimento previsto nel PNRR del Governo in materia di economia circolare e sostenibilità. impone il passaggio dalla Smart City alla città circolare, il che comporta il passaggio da una visione focalizzata principalmente sulle nuove tecnologie e sui vantaggi che queste possono offrire a una visione in cui le tecnologie continuano ad avere sì un ruolo importante, ma sono inserite in una visione d’insieme in cui gli obiettivi sono di competitività economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale, in altre parole di miglioramento della qualità della vita.

Per la pubblica amministrazione si tratta di superare un modello organizzativo e gestionale tipicamente verticale, optando per uno schema che consenta l’interazione orizzontale con attori diversi, pubblici e privati, nella progettazione e gestione di servizi di ultima generazione. In questo modo si accelera notevolmente l’evoluzione del sistema urbano verso una governance distribuita, più funzionale allo sviluppo circolare della città e al contributo dei diversi attori.

Il punto di partenza, quindi, dev’essere la definizione di una visione dell’economia circolare che interessi l’intero contesto urbano, al fine di consentire una trasformazione efficace su cui possano convergere gli interessi dei cittadini e dei diversi portatori di interesse.

Progetto "Città da visitare"

Il PNRR al punto M1C3: TURISMO E CULTURA 4.0 fornisce una grande opportunità, nella consapevolezza che Parma, non è una città da turismo di massa, o da turismo da comitive.

 

Questa è prerogativa di quelle città in cui l’attrazione turistica porta (in certi periodi dell’anno) la città a triplicare o quintuplicare la propria massa abitativa. Forzare Parma verso questo tipo di competizione turistica significa far fare alla nostra città la fine della rana contro il bue.

 

Noi dobbiamo creare le condizioni perché diventi sede di un turismo più specializzato, più attento agli eventi integrati con le proposte artistico-culturali, un turismo legato all’offerta commerciale di qualità, un turismo di ricerca, un turismo scientifico, alternativo al turismo delle lattine e dei panini.
Per fare questo, serve mettere a sistema le risorse esistenti, da quelle culturali a quelle commerciali e della tradizionale tipicità produttività dell’agro alimentare.
La desertificazione di alcune aree della città, che erano per tradizione vocate a questa funzione, per trasformarle in una “gastronomia all’aperto”, magari anche multiculturale, appare una scelta perdente in partenza.